Silvio Carella, uno scrittore di Forlì

Silvio Carella, Uno scrittore di Forlì

Articolo di Antonio Castronuovo,per LA PIE, rivista bimestrale d'illustrazione romagnola

«Una incredibile new entry nella Galassia Gutenberg del futurismo è rappresentata dal forlivese Silvio Carella». Così scriveva Domenico Cammarata, esperto di avanguardie, in prefazione al catalogo Futurismo: ephemera, manoscritti, che l'encomiabile Libreria Pontremoli di Milano -gioia dei collezionisti di antiquariato librario- lanciò nel 2010. E la ragione è che quel catalogo conteneva, a prezzi decisamente sostenuti, opere di un certo forlivese di nome Silvio Carella.

Un ignoto futurista forlivese?

La notizia era ghiotta, tanto che da quando la lessi non ho smesso di pensare al personaggio che quel catalogo additava, spronato anche da notizie che mi suggeriva Gianni Cerasoli, collezionista e conoscitore del Novecento forlivese. E davvero Carella, a una prima ricerca sommaria, parve anche a me una new entry, dato che il corposo Dizionario del Futurismo edito da Vallecchi, opera inevitabile per chiunque segua i fatti dell'avanguardismo artistico italiano, non ne faceva menzione. Nemmeno ne faceva menzione il pur ricco repertorio dei Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario edito da Quattroventi, e la cosa ci stava, dato che di scrittore si trattava, e in quanto tale più "cane sciolto" che personaggio pubblico. Da quel momento ne ho cercato notizie e notiziole, che oggi infine raccolgo in un articolo umanitario.

Nato a Cesena l'l novembre 1902, Silvio Carella faceva parte di una famiglia originaria di Lecce. Sarebbe pressoché impossibile conoscere la sua formazione se non avessimo un ottimo documento: una specie di autobiografia che egli pubblicò a 35 anni d'età, uno sguardo gettato pertanto sui propri anni giovanili, quelli che in ognuno di noi sono i meno documentati. Non solo: oltre a donarci le maggiori notizie biografiche, il libro è anche la sua ultima opera nota, ed è dunque da lì, dal fondo, che facciamo partire il nostro breve viaggio alla scoperta di questo scrittore dimenticato.

il numero unico Audace, Cesena 1934Con lo pseudonimo di Silla Karel, uscì infatti nel 1937 presso le Edizioni d'arte di Forlì Canzone per l'età di mezzo. Rilevo subito che si tratta di un libro assai ben scritto e, soprattutto, di godibile lettura; anche divertente in alcuni suoi tratti. Una nota prefattiva dell'autore risponde al quesito se per caso si tratta di autobiografia: «Scrivendo queste pagine ho avuto intenzione di descrivere più il mondo esteriore in cui è maturata la mia giovinezza che me stesso, anche se di riflesso e per ri flesso alle sensazioni da me provate. [...] I miei personaggi sono stati tratti dalla vita e li presento come li ho "visti"; i fatti narrati sono q uasi tutti realmente accaduti, ma li espongo a seconda delle sensazioni che allora mi suscitarono». li lettore si chiederà se può dunque fidarsi della veridicità di quanto scritto nel volume, ma è proprio la lettura a togliere ogni dubbio: vi sono narrati fatti evidentemente reali sugli inizi di questo scrittore, con tanto di descrizione di luoghi e di personaggi. 

Copertina di Bianco e Nero, Forlì 1934Karel-Carella ci narra di un trasferimento della famiglia dalla Romagna a una cittadina del litorale toscano quando ancora egli era adolescente: sembra di cogliere tra le righe che il padre lavorasse in ambito bancario. L'autore si rivede ragazzino, quando in una sensazione di aspra solitudine si ritrovava spesso con un libro in mano e cominciava ad amare la bellezza e il sapore di malinconia che le pagine riescono a donare. Lesse i grandi romanzi, e soprattutto quelli fran­cesi di Balzac, Flaubert, Maupassant. Ma poi ecco il richiamo alle armi del padre che, essendo di classe anziana, fu assegnato a un deposito di Cesena: fu così che la famiglia ritornò nel proprio territorio e fu lì, a Cesena, che andò a compiersi il destino di Silvio. In un ambiente più vivace, cominciò a leggere i giornali e prese anche parte al lutto per la tragica scomparsa al fronte di Renato Serra nel luglio 1915. Un ricordo gli restò fisso nella mente: l'arrivo a settembre dei primi feriti. Tutta la città si era data convegno in stazione, dove le autolettighe continuarono fino a tarda sera a trasportare i feriti nei due ospedali improvvisati: uno nei locali della Scuola Tecnica e l'altro nella caserma di Cia degli Ordelaffi.

Il giovane Silvio trovò un piccolo impiego, a due lire al giorno: copiava a mano proposte di polizza, e imparò a farlo in maniera svelta e pulita. Come ogni giovane che si rispetti, mi se in atto anche una fuga e un giorno, alla fine del 1915, invece di andare a scuola infilò la strada per Cervia e, dopo tre ore di marcia sostenuta, stanco e affamato, raggiunse la cittadina balneare da dove lo riportò a casa un carrettiere che il ragazzo conosceva di vista. A parte questo episodio di ribellismo giovanile, leggeva tanto: aveva ottenuto dalla madre il permesso di poter leggere la sera, fino a mezzanotte, tenendo accesa una lampadina elettrica. Fu con quella in saziabile voglia di sapere, fatta di letture disordinate e senza guida, che si formò il suo carattere. Durante le vacanze passava intere settimane, da mattina a sera, nella grande sala della Malatestiana: divorava libri, «più per conoscere che per gustare, avido di sapere, e solo quando una situazione o una descrizione aveva pieno rilievo, mi concedevo un po' di calma e rileggevo e assaporavo. Avevo fretta, una gran fretta; quasi mi fossi proposto di dare una scorsa a tutti i trecentomila volumi che in bell'ordine occhieggiavano dagli scaffali alti e simmetrici della biblioteca di Cesena».

Copertina Incantesimi, Forlì 1935Leggeva di tutto, da Zuccoli a Verlaine, da Wilde a Kant, da Maupassant a D'Annunzio, da Ibsen a Verga, da Tolstoj a Gozzano, da Corneille a Papini: tutto valeva a calmare la sua avida curiosità, in un coacervo di letture e di smania cartacea. E dalla lettura alla scrittura il salto è semplice, anche se non sempre si realizza. Accadde in Carella, che così narra l'episodio: «Ero un po' figlio della meraviglia, e mi teneva il grande irresistibile ardore di poter anch'io dire, di poter anch'io riuscire in una qualunque forma d'arte. Scartate a priori scultura e pittura perché ero quasi la negazione in disegno, scartata la musica perché possedevo solo un magnifico orecchio interno, non mi restava che aspirare a divenire letterato. Effettivamente riuscivo a scribacchiare benino, tanto che a scuola oltre che sognatore mi avevano soprannominato lo "scrittore"». Fu così che, sebbene la famiglia lo volesse maestro, cominciò a innamorarsi del teatro e
del giornalismo, leggendo anche le grandi riviste di quegli anni, "Lacerba" e "La voce". E s'infatuò anche dell'arruffato futurismo, movimento la cui risonanza giungeva in tutte le città d'Italia.

Intanto, con l'ascesa al potere del fascismo, la politica italiana nei confronti dei ribelli libici (dopo che la Libia era stata colonizzata nel 1911), s'inasprì. A partire dal 1921 il governatore della Tripolitania, Giuseppe Volpi, diede il via a nuove campagne militari, conquistando tra l'altro Misurata. Fu in questi eventi che si calò la partenza di Carella per la Tripolitania nei primi anni venti. Sbarcò in quello che egli definisce «un bagno di luce» e si fece corrispondente del "Giornale dell'Isola" di Catania. Erano gli stessi anni in cui nel nord Africa, come corrispondente, si trovava anche Francesco Meriano, personaggio che avrà molto rilievo sulle vicende letterarie di Carella. Questi fu per quasi un anno a Tripoli, poi a Misurata. Anche lì si perse in un mondo a mezza via tra vita e letteratura:

Camminare, andare, perdersi per lontane strade sconosciute, senza riposo, schivo agli allettamenti, in un duro tenacissimo sforzo di conquista e di affermazione. Andare... Contrade di sogno, reminiscenze di favole lontane, costumi e lingue misteriose, paesi da scoprire e favolosi tramonti su cui poggiare uno stupore denso e dolce per cui la realtà del presente impallidisce di fronte al panorama del domani, nelle mille impressioni improvvise e violente di giorni pieni, densi, magari pericolosi, saturi di ogni eccesso o vuoti di tutti i ritegni... Annullarsi o potenziarsi e riuscire finalmente a schiantare e disperdere il bagaglio-fardello di nozioni e di civiltà, di regole e di limiti che fanno tardo il nostro cammino.

Copertina Colpo di Sole, Forlì 1936Al ritorno dall'Africa visse anni di grigiore. Dai ventidue ai trent'anni condusse «la scialba vita dei caffè, delle comitive numerose, dei divertimenti superficiali, giorno per giorno, senza programma, come in uno stato di transizione e che era invece di assestamento, di adeguamento». E quando veniva colto dal desiderio, si metteva a scrivere, tanto che buona parte della sua produzione si concentra in quegli anni venti. Sono anni in cui un altro evento concorse a formare i suoi gusti: la vicinanza con Francesco Meriano che, tornato anch'egli dal l'Africa, si era stabilito a Cesena, dove fu sindaco nel 1923. Meriano aderì al futurismo in modo del tutto transitorio, e Carella, che condivideva una simile sensibilità, lo seguì su quella strada. Fu Meriano, uomo di lettere e giornalista per varie testate, a stimolare ulteriormente la passione di Carella per la scrittura.

Il crollo economico del novembre 1929 giunse a dare una scossa. Ecco come Carella narra l'esperienza:

Un bel giomo e senza darvi importanza alcuna volli raccogliere alcuni miei vecchi scritti che trovai tanto interessanti da deciderne la pubblicazione! Ottenni un lieto successo di stima. Alcuni giornali ne parlarono assai favorevolmente, e potei vendere, sissignori vendere, tanto da coprire le spese!
Mi senti i incoraggiato.
Rigurgitava in me un filone ribollente di sensazioni passate e presenti, spoglie di premesse e di artifici che occorreva mettere allo scoperto? Ebbene, sì!
Occorreva provare, fare, operare.
E senza avvedermene trovai di aver scritto un romanzo di oltre trecento pagine che forse fìlava: preso il coraggio a due mani, senza farlo vedere a nessuno lo pubblicai.

E non fu nemmeno l'ultima puntata: qualcuno lo incitò a perseverare e dopo pochi mesi ecco un altro volume: la sua vicenda editoriale si concentrò infatti in un ristretto lasso di anni, dal 1934 al 1937. L'episodio che egli narra si riferisce al 1934, anno in cui a Cesena uscì dai torchi della Tipografia Moderna la rivista "Audace" (sottotitolo: "Numero unico dedicato alla Seconda Settimana Cesenate"), diretta da Gino Blasini. La pagina 13 è totalmente occupata da un largo componimento di Carella, Spuma Parolibera: sintesi chiusa, impaginato secondo i metodi futuristi delle parole in libertà.
La prima apparizione pubblica di Carella fu dunque sotto l'egida del futurismo, mediante un testo che mira all'occupazione libera nella pagina, anche se l'impaginazione non possiede il coraggio di certe tavole parolibere dei massimi futuristi, e l'unica scelta coraggiosa sembra essere l'obliquità grafica di alcuni versi. Vale però notare il tema, che è chiaramente amoroso («sguardi carezze baci amore amore amore. [...] Tu selvaggia sdegnosa forza silvestre incantatrice dammi la tua bocca mortale e mi farai Dio. [...] Desiderio di te = furia + amore»), e vale notarlo perché la successiva produzione di Carella sarà spesso all'insegna dell'ardore amoroso.

Silla Karel (Silvio Carella), Canzone per l'età di Mezzo Forli 1937Bianco e nero, uscito presso la Tipografia del Littorio di Forlì, la cui copertina, di grafica minimalista, già ne denunci a l'appartenenza futurista. Un certo Rusticus (evidente pseudonimo di qualcuno) firma l'introduzione e spiega il multiforme contenuto del libro: «I lavori raccolti con grande cura in questo volume trattano di cose le une dalle altre lontane nel tempo e nello spazio, ma si presentano tutte con una singolare unità spirituale e con una vivace e scintillante originalità di forma». Era infatti una raccolta di prose e di liriche (l'autore li chiamava "scampoli") composte in occasioni precedenti e qui raccolti. Rusticus conclude con una frase che piacque assai a Carella, dato che la isolò e la fece stampare su un foglietto allegato al volume:

Questo libro è di quelli che lasciano al lettore una gradevole impressione di freschezza e che aprono verso una limpida aurora una bella finestra sul cielo.

Inaugura infatti la raccolta di scritti un profilo di Meriano, scritto da Carella nel novembre 1922 per il "Corriere di Tripoli"; altri pezzi (Sogneria, Notturnino, Epicedio) richiamano in qualche modo lo stile e i temi di Equatore notturno, la collezione lirica che Meriano aveva pubblicato presso le edizioni di Marinetti nel 1916.
Ma quando Rusticus accenna alla «vivace e scintillante originalità di forma» già allude all'ispirazione futurista che incardina il volume, legata alla presenza di Spuma parolibera (qui ripubblicata, con diversa impaginazione rispetto alla rivista "Audace", alle pagine 1 2- 14). Quel che col pisce, a pagina 38, è un commento di Marinetti che introduce e approva il pezzo che segue, Turbini: scene sintetiche. La forma del pezzo di Marinetti ne denuncia il carattere epistolare, una lettera che evidentemente Carella aveva ricevuto come risposta ali'invio dei suoi Turbini al leader del futurismo; in ogni caso, un documento che costituisce un fortunato ritrovamento:
Ho letto attentamente Turbini, scene sintetiche che mi hanno rivelato un ingegno originale e futurista. Credo avrò occasione di farle rappresentare in una delle prossime tournées futuriste. Aspettando il piacere d'incontrarvi, vi stringo la mano con simpatia.

Va notato il gusto davvero sintetico, ma non propriamente futurista, di Turbini, fulminea storiella di due innamorati il cui sentimento si accartoccia ai primi sintomi di pazzia dimostrati dal personaggio maschile. Ciò detto, lascio il compito a futuri studiosi d'individuare se poi davvero Marinetti inserì davvero questa scenetta in una delle rappresentazioni di teatro sintetico.
Una pasta più futurista presenta Siluro, la cui apertura non lascia dubbi:

Uno straripare di sogni sboccia multi colore da un fragorio rombante come di razzo velocissimo... ssssss... frfrfrfr... sss... e una pioggia aulente di sorrisi-paracadute apre un interrogativo stellato di stupore sul mondo pulsante macchine - umanità nell'incanto sempre nuovo d'ogni aurora-tramonto.

Ma la tensione futurista non fu in Carella prepotente, tale per cui le raccolte successive di scritti già si adagiarono in uno stile lirico. Sempre presso la Tipografia del Littorio di Forlì uscì (senza data, ma probabilmente nel 1935) il romanzo Incantesimi, in edizione di 1l00 esemplari numerati: fu relativamente ben accolto dai lettori, pur se traversato da umori acerbi.

Di maggiore rilievo Colpo di Sole: prose moderne e liriche d'altri tempi, che uscì nel 1936 presso lo Stabilimento Tipografico Pietro Valbonesi di Forlì, dedicato «alla memoria di Francesco Meriano». La prefazione era firmata da Luigi Pasquini, ma quel che più ci attrae è una nota che l'autore lancia ai lettori, un breve testo che ne svela la fucina e guida al contenuto del libro:

Entro quest'anno spero di mettere la parola "fine" al mio nuovo romanzo Paese di Montagna che dovrebbe segnare un notevole progresso nei confronti di Incantesimi. Fra i due romanzi ho creduto inserire questa raccolta di prose e di liriche che vuole rappresentare una specie di digressione, di sosta, di riposo. Raccolta che non segue progressione cronologica, e nemmeno continuità tematica. Di proposito ho voluto accomunare il vecchio col nuovo, la prosa e la poesia, sperando di ottenerne un insieme unitario capace di dire le caratteristiche di chi scrive.

Il libro è composto essenzialmente da prose di sentore tradizionale: brevi racconti, narrazioni surreali o grottesche (Suicida, Aman ti 1° e 2° tempo), versi dannunziani, come quelli di Capricciosa ninfà : «Saluto il nascere del sole / sulle fronde tremule dei pioppi / mentre aulisce più forte / fra l'erbe del bosco / un rosario di mammole / che lauda il tuo nome». Ma non manca un esempio di parole in libertà, la poesia Desiderio, che ben testimonia il tema dell'ardore amoroso:

Limitare della ragione nella frenesia di una danza che ha per ritmo il tuo nooooome.
Soglia dell'infinito nel distendersi-affermarsi della volontà che ha per canto il tuo sorriiiiiso.
Mèta del desiderio che ha furore vermiglio di accenti e di rime nell'osanna alla tua graaaaazia.
(Spazio - luce moto) + (ali - ali - ali) + (evasioni - libertà - lontananze)=(amore-amore-amore). Ma quando, ma quando, ma quand o?

Di Carella esistono anche progetti non portati a termine. Abbiamo già rilevato l'annuncio del nuovo romanzo Paese di montagna, ma anche Silla Karel informava, in una pagina pubblicitaria dell'autobiografia, che stava preparando un nuovo romanzo, Luisa Zein: di questi titoli non si conosce il destino, probabilmente affogati entrambi tra carte sperdute, o forse distrutte. La canzone che nel 1937 Carella sollevò all'età di mezzo sembra essere l'ultimo suo prodotto letterario.

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